Canzone consigliata per questo articolo “Broken Engagement led to True Love di Rhythm Bird”

Scrivo questo articolo da Bali, una terra che per me, nel 2018, ha significato moltissimo. È stata una terra medicina. Una di quelle terre che arrivano nella tua vita per mostrarti qualcosa, per accompagnarti dentro di te.
E, a distanza di quasi otto anni, Bali sta facendo ancora una volta lo stesso effetto.
Arrivo da un periodo molto complicato. Anzi, direi da anni complicati. E questa mattina, durante la pratica di yoga, qualcosa è emerso nel cuore.
È emersa una profonda tristezza. Una mancanza di amore. O forse, più precisamente, la consapevolezza di quanto poco amore, per tanto tempo, io abbia rivolto verso me stessa.
È stato come vedere un film.
Ho visto quello che è successo in tutti questi anni. Ho visto quante volte ho accettato situazioni, persone, dinamiche che mi facevano male, pur di sentirmi amata. Ho visto quante volte ho detto sì quando, dentro di me, sentivo profondamente no.
C’era così poco amore dentro di me che cercavo continuamente di colmarlo dando agli altri.
Dare.
Dare.
Dare.
Dare ancora.
Ma quel dare era diventato un pozzo senza fondo.
E, a un certo punto, alcune delle persone alle quali avevo dato tanto si sono allontanate, o addirittura si sono rivolte contro di me. Forse perché, nel continuo dare, non avevano mai avuto davvero la possibilità di vedere fino in fondo chi ero.
E io, lentamente, mi sono sentita svuotata.
Sola.
Abbandonata.
Questa mattina, durante la pratica, l’ho visto con una chiarezza che non avevo mai avuto prima.
In tutti questi anni, forse, non mi sono mai veramente amata.
E allora ho pensato ad Ahimsa, il primo Yama, che sarà anche il tema che lavoreremo insieme nella prossima stagione di yoga.
Ahimsa significa non violenza.
Un’attitudine che certamente dovremmo praticare nei confronti degli altri, ma che prima di tutto dovremmo imparare a praticare nei confronti di noi stessi.
Quante volte ci facciamo violenza?
Quante volte non mettiamo dei confini?
Quante volte diciamo sì agli altri, dicendo profondamente no a noi stessi?
Quante volte permettiamo che qualcuno oltrepassi i nostri limiti perché abbiamo paura di non essere più amati?
Questa non è amore.
È mancanza di stima.
È mancanza di fiducia.
È dimenticare chi siamo.
È dimenticare di essere figli di Dio.

Questa mattina, con dolore, è emerso tutto ciò che per tanti anni non mi sono concessa: amore, rispetto, ascolto, dignità.
E condivido questi pensieri non per dimostrare qualcosa a me stessa o a qualcun altro.
Li condivido perché sono certa che c’è una parte di noi che ancora non si ama profondamente.
Una parte di noi che continua a cercare amore negli altri.
Che cerca un complimento, uno sguardo, un’approvazione.
Che ha bisogno che qualcuno dica: sei brava, sei bella, vali.

Per anni io l’ho cercato anche attraverso mia madre. Lei, forse, è stata una delle poche persone che ha saputo vedere davvero chi ero.
E quando è venuta a mancare, qualcosa dentro di me è crollato.
Mi sono sentita profondamente sola.
Oggi però comprendo che nessun essere umano può essere responsabile della nostra luce.
Possiamo essere amati, sostenuti, riconosciuti. Possiamo avere accanto persone meravigliose. Ma alla fine dobbiamo imparare a tornare a noi stessi.
Al nostro centro.
Al nostro cuore.

Credo che ci sia una parte del mondo che si divide, in qualche modo, tra chi ha bisogno di sentirsi onnipotente, onnipresente, indispensabile e al centro di tutto, e chi invece si sente piccolo, invisibile, non abbastanza.
E forse, per noi che ci siamo sentiti troppo poco, è arrivato il momento di tornare al nostro centro.
Di ricordarci che siamo importanti.
Che valiamo.
Che meritiamo rispetto.
Che possiamo dire no.
Che possiamo prendere le distanze da ciò che ci fa male.
Che non dobbiamo continuare a dare a chi ci svuota.
Che non dobbiamo convincere nessuno del nostro valore.

Noi valiamo.
Valiamo anche quando qualcuno ci critica.
Valiamo anche quando qualcuno ci giudica.
Valiamo anche quando qualcuno cerca di ostacolarci.
Valiamo anche quando nessuno ci applaude.
Valiamo anche quando nessuno ci dice che siamo bravi, belli, speciali.
Il nostro valore non dipende dallo sguardo degli altri.
Il nostro cuore batte.
E se il nostro cuore batte, significa che la vita ci sta ancora chiamando.
Che siamo ancora qui.
Che c’è ancora qualcosa da vivere, da imparare, da donare.

Ci sono stati momenti nella mia vita in cui ho attraversato una sofferenza così profonda da non riuscire più a vedere il mio valore, né il senso della mia presenza nel mondo.
Quei pensieri mi hanno sfiorata, ma non hanno avuto l’ultima parola.
In quei momenti, qualcosa dentro di me — la fede, la grazia, la consapevolezza di essere un’anima — mi ha impedito di arrendermi.
E oggi, guardando indietro, sento una gratitudine immensa per essere ancora qui.
Perché questa mattina ho visto.
Ho visto con chiarezza che io valgo, così come vali tu.
Valiamo tutti.
Non perché siamo perfetti.
Non perché tutti ci ameranno.
Non perché tutti comprenderanno chi siamo.
Valiamo semplicemente perché siamo.
Perché siamo anime in cammino.
Perché siamo figli di Dio.
E forse lo scopo di questa vita è proprio quello di ricordarlo.
Di scoprire chi siamo veramente e di avere il coraggio di perseguire quella verità fino in fondo.
Anche quando gli altri non ci comprendono.
Anche quando siamo soli.
Anche quando qualcuno rema contro di noi.
Anche quando nessuno ci riconosce.
Dobbiamo continuare a camminare.
Fino all’ultimo respiro.
Fino all’ultimo giorno.
Non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per essere fedeli a ciò che siamo venuti a realizzare.
Forse è proprio questo, per me, Ahimsa.
Non è soltanto non fare del male agli altri.
È smettere di fare violenza a noi stessi.
È imparare a rispettare il nostro sentire.
È mettere confini.
È scegliere ciò che ci nutre e prendere distanza da ciò che ci fa male.
È smettere di mendicare amore là dove amore non può esserci.
È tornare a casa.
Tornare al cuore.
E ricordare, finalmente, che non dobbiamo diventare qualcuno per meritare di essere amati.
Lo siamo già.
Lo siamo sempre stati.

Namaste.
Radhika Hartmann

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